Salute o Lavoro? Il dramma dell’ILVA e di Taranto

Da parecchio tempo a Taranto, come tra l’altro documentato dal video che vi proponiamo di seguito, era stata gridata ai quattro venti la pericolosità dell’Ilva per l’ambiente e per la salute dei lavoratori e dei cittadini. Mesi fa una perizia aveva confermato il nesso di causalità tra circa 650 ricoveri l’anno per malattie cardio-respiratorie e le emissioni di sostanze tossiche da parte dell’Ilva, ritenuta responsabile responsabile di circa 90 morti l’anno.

Nei giorni scorsi, nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale in cui sono indagati i vertici dell’azienda, sono stati emessi 8 ordini di arresti domiciliari e sei reparti dello stabilimento (tutta l’area degli impianti a caldo) sono stati posti sotto sequestro.

econdo il gip di Taranto, infatti, “l’impianto ha causato e continua a causare malattia e morte, anche nei bambini, e chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza”. Più semplicemente, appunto, disastro ambientale. Pertanto, chi lavora ed anche chi vive vicino alla fabbrica rischia di ammalarsi gravemente, in maniera irreversibile.

Ecco dunque come, secondo il ragionamento del gip,  “non può più essere consentita una politica imprenditoriale che punta alla massimizzazione del risparmio sulle spese per le performances ambientali del siderurgico, i cui esiti per la comunità tarantina ed i lavoratori del siderurgico, in termini di disastro penalmente rilevante (…) sono davvero sotto gli occhi di tutti, soprattutto dopo i vari, qualificati e solidissimi contributi tecnico-scientifici ed investigativi agli atti del procedimento”. 

Non solo: “l’imponente dispersione di sostanze nocive nell’ambiente urbanizzato e non ha cagionato e continua a cagionare non solo un grave pericolo per la salute (pubblica)”, ma “addirittura un gravissimo danno per le stesse persone, danno che si è concretizzato in eventi di malattia e di morte”.

Malattia e morte. In primis, ovviamente, per gli operai che all’Ilva ci lavoravano che però adesso, alla luce della decisione assunta dal gip, restano (quantomeno momentaneamente) senza lavoro.

E per tenersi stretto quel lavoro ottomila operai hanno letteralmente invaso la città, marciando sulle statali Appia e 106 nonché occupando il ponte girevole di Taranto.

Scontata la solidarietà del Sindacato: “Cgil, Cisle e Uil – recita un comunicato congiunto – sono a fianco di tutti i lavoratori coinvolti, sia diretti che dell’indotto, in quanto il diritto al lavoro, pur nel rispetto delle prerogative della magistratura, non può essere messo in discussione in un paese già così colpito dalla crisi economica ed occupazionale. Già a partire da domani nelle assemblee convocate dalle organizzazioni sindacali di categoria, saranno attivate tutte le iniziative utili al sostegno della vertenza con lo scopo di difendere e tutelare il lavoro”.

Dal canto suo il Ministro per l’Ambiente, Corrado Clini, che sta lavorando a un tavolo per la riqualificazione del sito, si oppone alla decisione della magistratura e fa sapere di confidare nel riesame che auspica avvenga “nel minor tempo possibile, possibilmente entro giorni e non mesi, perché non possiamo sostenere il probabile clima di tensione economica e sociale”.

È intervenuto anche il Ministro dello Sviluppo (cioè di qualcosa di meramente ideale che non si riscontra nell’attuale congiuntura economico-sociale),  Corrado Passera, che assicura: “Governo e istituzioni locali faranno tutto il possibile per individuare soluzioni che tutelino l’occupazione e la sostenibilità produttiva”. E’ fondamentale, per Passera, garantire “la continuità produttiva” del sito.

Scontato, infine, attesa anche l’indole del personaggio, l’intervento del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola: “Credo che in queste ore l’Italia intera debba stringersi con affetto intorno a chi vive con grande apprensione, persino direi con disperazione, il rischio di perdere il proprio posto di lavoro”. Gli fa esco il Segretario del Pd Pier Luigi Bersani “non può essere che un insediamento così importante per l’industria italiana, per l’economia della Puglia e per la vita di 20mila famiglie di lavoratori alle quali va tutta la mia solidarietà, non possa essere preservato nel pieno rispetto delle compatibilità ambientali”.

Non si riesce quindi a comprendere, ed è questo il nodo politico della vicenda, se l’azienda abbia o meno percorso la via dell’eco-compatibilità, come gridato con forza dai lavoratori e ribadito dal gruppo Riva e dal presidente della Regione Nichi Vendola. Ma, stando alla decisione assunta dal gip, sembrerebbe di no: le determinazioni assunte negli anni per migliorare l’impatto ambientale dell’impianto sono ritenute “la più grossolana presa in giro compiuta dai vertici dell’Ilva”. Parole forti, che costituiscono un sostegno alla tesi degli ambientalisti, e cioè che “la magistratura è intervenuta perché la politica ha fallito”. Andreottianamente potremmo aggiungere, senza timore di smentita, che la Magistratura ha trovato comunque “interessante” intervenire atteso l’immenso rilievo mediatico assunto dalla vicenda.

Nessuna delle determinazioni assunte di recente (anche a seguito di specifici accordi raggiunti) è riuscita a risolvere la situazione, e il protocollo d’intesa “per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto” siglato nei giorni scorsi tra Regione e Governo rappresenta pertanto un disperato tentativo della politica di mostrarsi (tardivamente) attiva nella risoluzione del problema.

C’è stato il tempo per conciliare economia ed ambiente ma non è stato sfruttato.

Adesso è il momento delle scelte: salute o lavoro?

Tertium non datur.

Avv. Giuseppe Leotta

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