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Legittimo il licenziamento se viene violata la privacy dei clienti di una banca

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Con Sentenza n. 4871 del 24 febbraio 2020, la Suprema Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, ha affermato che, ai fini dell’irrogazione di un licenziamento, il datore può utilizzare le informazioni ottenute mediante i c.d. controlli difensivi effettuati sugli strumenti di lavoro dei dipendenti se ha fornito loro adeguata informativa.

IL FATTO- Una dipendente di un Istituto bancario impugnava giudizialmente il licenziamento che le era stato irrogato per aver effettuato una serie di interrogazioni sui conti correnti di alcuni clienti non giustificate da ragioni di servizio.
A fondamento di tale domanda, la lavoratrice deduceva il mancato assolvimento da parte della società datrice dell’obbligo di informazione circa le modalità di uso degli strumenti di lavoro ai fini dell’effettuazione dei controlli c.d. difensivi. Il Tribunale di primo grado accoglieva il ricorso della dipendente, mentre la Corte d’appello riteneva legittimo il comportamento della società datrice.

LA DECISIONE DELLA SENTENZA- La Suprema Corte di Cassazione, confermando quanto stabilito nella decisione di secondo grado, ha affermato che:

  • il datore può utilizzare per i fini connessi al rapporto di lavoro le informazioni raccolte mediante le apparecchiature utilizzate dai dipendenti, in presenza dei requisiti di cui all’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori;
  • a tal fine, dev’essere fornita idonea notizia ai dipendenti circa le modalità di uso degli strumenti di lavoro e di effettuazione dei controlli c.d. difensivi, nel rispetto della privacy dei soggetti coinvolti.

Atteso che, ad avviso del Collegio, nel caso di specie tale onere era stato assolto dalla Banca nei confronti della generalità dei propri dipendenti  – in ragione della stretta inerenza all’attività bancaria della tutela della riservatezza della clientela e del rischio diffuso di indebiti accessi alle relative posizioni tramite l’utilizzo dei sistemi informatici – la Suprema Corte ha rigettato il ricorso proposto dalla lavoratrice, confermando la legittimità del licenziamento irrogatole.

Il testo completo della decisione: Cassazione civile, Sez. Lavoro, Sentenza n. 4871 del 2020

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