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È illegittimo recedere dal contratto collettivo applicato prima della sua naturale scadenza

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Con Sentenza n. 21357 del 20 agosto 2019 la Suprema Corte, Sez. Lavoro, ha ritenuto che non è consentita l’applicazione di nuovo contratto collettivo prima che sia scaduto quello in corso di applicazione (che le parti si sono impegnate a rispettare).

IL FATTO – La Corte d’appello di Torino riformava solo parzialmente la decisione del Giudice di prime cure in materia di condotta antisindacale del datore, ribadendo la legittimità del comportamento della società datrice che aveva stipulato un nuovo contratto collettivo con organizzazioni sindacali in tutto o in parte diverse antecedentemente alla naturale scadenza del contratto collettivo. La federazione di lavoratori impugnava la sentenza innanzi alla Corte di Cassazione.

LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE – La Suprema Corte, dopo aver ribadito che:

  • non costituisce condotta antisindacale il comportamento del datore di lavoro che sottoscrive un nuovo contratto collettivo, sostituendo il trattamento in precedenza applicato frutto di accordo con alcune organizzazioni sindacali, con il trattamento concordato con altri sindacati imponendo tale nuovo trattamento agli iscritti al sindacato non stipulante nonostante l’esplicito diniego espresso, poiché non sussiste nell’ordinamento un obbligo a carico del datore di lavoro di trattare e stipulare contratti collettivi con tutte le organizzazioni sindacali;
  • nel contratto collettivo di lavoro la possibilità di disdetta spetta unicamente alle parti stipulanti, ossia alle associazioni sindacali e datoriali, che di norma provvedono anche a disciplinare le conseguenze della disdetta;

ha concluso ritenendo che non è legittima la disdetta unilaterale da parte del datore di lavoro del contratto applicato, neppure se accompagnata da un congruo termine di preavviso. Solo al momento della scadenza contrattuale, infatti, sarà possibile recedere dal contratto ed applicarne uno diverso.

La Corte ha dunque accolto il ricorso, rinviando alla Corte di appello competente ai fini di un nuovo esame del merito.

Testo completo della decisione:   Cassazione Civile, Sez. Lavoro, Ordinanza n. 21537 del 2019

 

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