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La sentenza definitiva sul TFR preclude la possibilità di contestare l’ammontare delle retribuzioni mensili

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Con Ordinanza n. 5409 del 27 febbraio 2020, la Suprema Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, ha affermato che il giudicato che si è formato sul TFR determina la preclusione di ogni contestazione sulla misura delle retribuzioni mensili sulla base delle quali il trattamento è stato determinato.

l’sebbene il diritto alla retribuzione mensile e quello al TFR costituiscano diritti diversi, gli stessi dipendono da un unico fenomeno giuridico pregiudiziale, consistente nella configurazione della retribuzione prevista per il contratto di lavoro”.

IL FATTO- Una lavoratrice, dopo essere stata licenziata in via disciplinare, otteneva nei riguardi del datore di lavoro un decreto ingiuntivo, passato in giudicato, per il pagamento del trattamento di fine servizio.Tuttavia, il datore nel frattempo procedeva a revisionare l’inquadramento della dipendente, emettendo una nota di determinazione di somme corrisposte in eccedenza alla stessa nel corso del rapporto di lavoro. La lavoratrice dunque, ricorreva giudizialmente al fine per far accertare l’infondatezza della pretesa del datore, che chiedeva la ripetizione delle somme versate in eccedenza. Il Tribunale di prime cure disattendeva le ragioni della lavoratrice, mentre la Corte d’Appello riformava la decisione,  sul presupposto che la pronuncia definitiva rispetto al trattamento di fine servizio avesse come antecedente logico necessario la misura delle retribuzioni dovute ed impedisse quindi di ridiscuterne.

LA DECISIONE DELLA CORTE- La Suprema Corte di Cassazione, nel confermare la statuizione della Corte d’Appello, ha affermato che, qualora due giudizi tra le stesse parti si riferiscano allo stesso rapporto giuridico ed uno di essi sia stato definito con sentenza passata in giudicato, l’accertamento così compiuto preclude il riesame dello stesso punto.

Ad avviso dei Giudici di legittimità il diritto alla percezione del TFS o del TFR dipendono, sebbene secondo meccanismi di calcolo diversi, dalla misura della retribuzione dovuta nel rapporto di lavoro considerato. Pertanto, la corresponsione del salario mensile e quella del trattamento di fine rapporto o servizio sono due diversi diritti che, però, all’interno di uno rapporto, dipendono dalla configurazione giuridica di uno degli elementi di esso (la misura della retribuzione).

Sulla scorta di tanto, dunque, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso del datore di lavoro.

Il testo completo della decisione: Cassazione civile, Sez. Lavoro, Ordinanza n. 5409 del 2020

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