Quando la causa è un “atto d’amore”

Di recente qualcuno si è peritato di andare a sostenere, finanche in sedi istituzionali, che i mali del settore AFAM sarebbero stati causati dal contenzioso giudiziario sviluppatosi nel tempo.

Meglio declinando il concetto, ci si è spinti sino ad affermare che, se non si è riusciti ad attuare puntualmente i precetti contenuti in seno alla Legge 508/1999, ad oltre un decennio di distanza dall’entrata in vigore della stessa, ciò sarebbe dovuto all’ “ostruzionismo giudiziario” messo in campo da un’Organizzazione Sindacale (l’Unione Artisti – UNAMS) e dal proprio consulente legale (il sottoscritto).

Tutto ciò, se da un lato mi rallegra in quanto appalesa l’esistenza – in capo ai manovratori dei bottoni – di un certo “timore” nei confronti del sottoscritto, dall’altro mi rattrista non poco perché mi fa intuire quanto sia ancora lunga la strada da percorrere affinché, finalmente, si possa affermare una gestione amministrativa (a tutti i livelli: al centro ed in periferia) improntata ai principi di buon andamento ed imparzialità cristallizzati in seno alla nostra Carta costituzionale.

È doveroso, infatti, tener bene a mente che «contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria e amministrativa» (art. 113, comma primo,  Costituzione).

Se così è, ci riesce francamente assai difficile, finanche ponendosi dall’angolo di visuale di chi muove le accuse di cui si è detto, comprendere come si sia potuto anche solamente elaborare tali “pensieri”…figuriamoci esternarli in pubblici ed autorevoli consessi!

Eppure…talvolta la realtà va oltre ogni più fervida immaginazione!

Tuttavia, mi domando: se chi si avventura nell’articolare tali mostruose (nel senso etimologico del termine) tesi non è proprio di “primo pelo” e, men che meno, difetta di competenza ed astuzia, perché lo fa? Costui è improvvisamente diventato autolesionista o pensa di poter circuire il proprio “uditorio”? “La seconda che hai detto”….direbbe qualcuno.

Ad ogni buon conto poco importa, poiché credo che non possa sfuggire a nessuno come non è un ricorso o una citazione a poter “bloccare” l’azione amministrativa ma, casomai, ciò avviene per la volontà di soggetti terzi e (teoricamente) imparziali: i Giudici. Costoro, in contraddittorio, vagliano le argomentazioni avanzate da ciascuna parte e valutano se determinati atti e/o fatti si pongono (o meno) in violazione di norme e principi giuridici. Costoro, in ultima analisi, “bloccano” o “lasciano passare”. Non le parti, non gli avvocati.

Orbene, non vorrei risultare irriverente, ma se qualcuno si diverte a partorire mostri giuridici o eccelle nell’arte dell’interpretazione “allegra” della normativa….secondo voi, i ritardi sono da imputare a chi si rivolge ai Giudici per chiedere il rispetto della normativa vigente o a chi ha messo in piedi una catena di montaggio di atti e condotte contrarie alle legge?

Non solo. Andrebbe infatti compreso come, spesso, il contenzioso giudiziario non sia solo un tentativo di garantire tutela ad un diritto o ad un legittimo interesse (supposto) leso, ma rappresenti anche un “atto d’amore” nei confronti dell’Amministrazione, laddove la cosa pubblica sia gestita contra legem in virtù di atti posti in essere da singoli individui che, medio tempore, esercitano il potere in maniera sviata.

Ecco perché, quindi, il contenzioso curato nell’interesse del Prof. Massimo Lippi, scultore di livello internazionale, è stato, senza ombra di dubbio alcuno, un “atto d’amore” nei confronti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze che, altrimenti, sarebbe stata privata di un docente di cotanto spessore.

Ecco perché il difendere la studentessa del Conservatorio di Napoli “San Pietro a Majella” Serena Stabile ha significato anche difendere l’immagine e l’autorevolezza di una Istituzione così straordinaria il cui Direttore pro tempore, per dirla coi Giudici, ha condotto una battaglia personale «per raggiungere finalità estranee a quelle assegnate dalla legge (valutazione del merito)».

Ecco perché, infine, sono certo che l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino debba, oggi, dirmi grazie per aver disvelato gravissime irregolarità nella recente procedura elettorale per il rinnovo della carica di Direttore. Ho infatti contribuito, insieme al Prof. Salvatore Bitonti (mio Assistito), a creare le condizioni affinché i docenti possano, di qui a breve, esprimere finalmente il proprio voto in una situazione di ritrovata legalità. A meno che, qualcuno, perseverando nell’illegalità, non ci costringa, nostro malgrado, a varcare anche le soglie della Procura della Repubblica.

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