Un anno di riforme e di vicende

La fine dell’anno ci spinge a tracciare bilanci e io non voglio sottrarmi a questa tentazione. Così, cercherò di fare il punto a proposito delle novità e degli avvenimenti più importanti che hanno coinvolto il mondo del (diritto del) lavoro.

Lo scorso 2011 si era chiuso con la pesante riforma delle pensioni attuata con la legge n. 210, che ha cancellato per tutti il sistema di calcolo della pensione basato sulle ultime retribuzioni ed ha innalzato l’età pensionabile, sostituendo la pensione anticipata alla pensione di anzianità.

Quest’ultimo intervento nel corso del 2012 ha fatto emergere il problema sociale degli “esodati”, cioè dei lavoratori che a causa dell’innalzamento dell’età pensionabile, si sono all’improvviso trovati senza retribuzione e senza pensione. Un problema che ha fatto davvero “dare i numeri” alla Ministra Fornero, all’INPS e ai sindacati, che si sono confrontati con cifre differenti a seconda della platea presa in considerazione: dipendenti di aziende che – a fronte della necessità di ridurre il personale – avevano sottoscritto accordi sindacali per incentivare l’esodo volontario dei lavoratori prossimi alla pensione; oppure lavoratori che, a qualunque titolo e per qualsiasi motivazione, avevano concordato con la propria azienda di dimettersi, facendosi erogare una sorta di “bonus”  quantificato tenendo presente il periodo mancante tra le dimissioni ed il momento del pensionamento; oppure ancora l’altra vastissima platea di lavoratori che avevano perso il lavoro ma che sopravvivevano facendo affidamento su una pensione improvvisamente posticipata anche di diversi anni.

Invece, ciò che ha caratterizzato l’intervento del Governo nel corso del 2012 è stato di sicuro la “riforma Fornero” voluta dalla Ministra, che ambiva a modificare radicalmente le regole del mercato del lavoro. Gli aspetti più discussi della Legge n. 92 sono stati quelli relativi al licenziamento, ai contratti atipici e agli ammortizzatori sociali.

È ancora troppo presto per discutere dell’efficacia di questi interventi, ma credo sia già possibile sollevare qualche dubbio.

La lotta alla precarietà perseguita con l’irrigidimento delle regole sulle c.d. partite IVA (veri rapporti di lavoro camuffati sotto le mentite spoglie di incarichi professionali) e sulle collaborazioni, in molti casi ha indotto i committenti ad interrompere ogni forma di collaborazione, finendo per lasciare privi di lavoro coloro che si volevano tutelare.

L’aver reso più facile il ricorso ai licenziamenti economici – operato fra l’altro con norme tecnicamente dubbie – non pare aver portato ad un aumento delle assunzioni a tempo indeterminato, e questo contraddice quanti affermano che una tutela troppo rigida contro i licenziamenti indurrebbe le imprese a non assumere a tempo indeterminato.

Infine la riforma degli ammortizzatori sociali non si è rivelata la rivoluzione annunciata: anche se dal 1 gennaio 2013 l’indennità di disoccupazione e quella di mobilità saranno sostituite dalla nuova ASPI, la speranza di estendere a tutti i lavoratori un sostegno del reddito in caso di disoccupazione ha dovuto fare i conti con la scarsità delle risorse finanziarie e la prospettata riforma radicale si è trasformata in un rimodellamento dell’esistente.

Un altro accadimento di rilievo del 2012 è senza dubbio la vicenda che ha coinvolto l’ILVA di Taranto, che ha fatto emergere un dilemma che mai si sarebbe dovuto prospettare: tutelare l’occupazione mettendo a repentaglio la salute dei cittadini, o tutelare la salute privando di  reddito tante famiglie.

Infine si deve ricordare la vicenda FIAT, al centro dello scenario delle relazioni industriali già dagli scorsi anni e nella quale si assiste – al di là di ogni valutazione tecnica – all’esclusione dall’azienda della FIOM-CGIL che resta pur sempre il sindacato più rappresentativo della categoria! Il che impone una riflessione politica sulla necessità di regole che garantiscano davvero la democrazia sindacale.

In conclusione, auguro a tutti noi  che il 2013 offra spiragli di luce sul versante economico globale che ci consentano di sperare in un miglioramento delle condizione del lavoro anche in Italia perché, al momento, l’incredibile incertezza politica con la quale affrontiamo il nuovo anno e le ormai imminenti elezioni, non gettano buona luce sulle future chances solo italiane.

 

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