Marchionne non ti capisco

Gli  accordi sindacali che la Fiat ha sottoscritto e tutta la vicenda dell’assetto complessivo delle Relazioni Sindacali sfuggono alla mia capacità di comprendere. O, meglio, contrastano con tutto quello che ho imparato nei miei lunghi anni di ricerca su queste tematiche.
Già nel corso delle lezioni universitarie sentivo Gino Giugni parlare della necessità per le imprese, oltre che per i lavoratori, di un assetto contrattuale il più unitario possibile, e perciò dell’opportunità anche sul versante imprenditoriale di un associazionismo tra aziende in grado di limitare e regolare la concorrenza tra imprese.
A quelle lezioni, poi, sono seguite le letture (a partire dai “classici” Webbs, Dunlop, etc.) a confermare l’importanza di un sistema di relazioni Industriali che veda la presenza di attori quanto più rappresentativi possibile ed in grado – nonostante il pluralismo –   di agire in modo unitario.
Ed ecco che ora la Fiat procede esattamente al contrario e addirittura, per evitare ogni problema giuridico connesso all’efficacia dei contratti collettivi, crea una nuova società per sganciarsi dai vincoli confindustriali. E – cosa ancora più inspiegabile secondo gli schemi generali – Cisl e Uil accettano di buon grado di farsi coinvolgere in questa situazione.
Preciso che non parlo dei contenuti dell’accordo Mirafiori, ma solo del metodo, ed è del metodo che non comprendo l’utilità per nessuno degli attori in questione.
Che il sindacato italiano (e la Fiom) non sia esente da vizi e rigidità è certo. Ma altrettanto vero è che spesso le aziende italiane non si dimostrano in grado di competere sul versante dell’innovazione e della ricerca. E in ogni caso, a chi giova la frantumazione del sistema? Personalmente sono certa che produca solo danni per lavoratori e imprese.
E per finire: anche lei, signora Marcegaglia, dica qualcosa! Se la direzione futura fosse quella iniziata da Marchionne, il suo ruolo non avrebbe più senso!

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