Fine anno e fine legislatura

È difficile fare un bilancio dei cinque anni di questa legislatura.

Sul versante del diritto del lavoro molto è stato segnato dal c.d. Jobs Act: auspicato da alcuni e strenuamente contrastato e contestato da altri, non pare aver prodotto né grandi effetti positivi né notevoli danni.

La disoccupazione è un po’ in calo ma, allo stesso tempo, cresce l’occupazione non stabile data da contratti a vario titolo temporanei, e comunque le retribuzioni dei lavoratori dipendenti restano tra le più basse d’Europa.

Più ricchi ed utili sono stati gli interventi in campo previdenziale, rivolti a migliorare il sostegno del reddito dei lavoratori e le misure pensionistiche, sia pure nei limiti imposti dalla sempre maggiore sproporzione tra lavoratori attivi e pensionati, giacché l’allungamento dell’aspettativa di vita, non compensato da un adeguato aumento dell’occupazione, costringe a fare i conti con la realtà di una spesa pensionistica non sorretta da un proporzionato ammontare di contributi versati dai lavoratori attivi.

È probabile che il fatto più significativo di questa legislatura sia stato il tentativo di riforma costituzionale naufragato con il Referendum popolare che l’ha bocciata.

Per quello che mi riguarda pensavo e continuo a pensare che il progetto di riforma, se pure tecnicamente non ottimo, avrebbe potuto migliorare alcuni assetti fondamentali del nostro sistema costituzionale. Ma la volontà popolare non l’ha approvata e perciò è inutile continuare a parlarne.

Piuttosto, mi preme sottolineare come questa legislatura possa chiudersi con un bilancio positivo grazie agli interventi in tema di diritti civili, in particolare in virtù di due leggi, quella sulle unioni civili e quella sul testamento biologico, che dopo tanti anni di inutili e sterili polemiche  hanno finalmente dato il segno di un laico rispetto delle libertà individuali.

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