Bob Doyle: brigadista, repubblicano, antifascista

Bob Doyle, l’ultimo Brigadista irlandese superstite, è morto venerdì 23 gennaio 2009.Bob nacque nel 1916 e, appena adolescente, divenne un membro attivo della Brigata di Dublino dell’IRA (l’esercito repubblicano irlandese). Negli anni trenta fu un intenso attivista socialista e repubblicano. Per tali ragioni subì diversi agguati dalle Blueshirts (le squadracce fasciste irlandesi) capitanate da Eoin O’Duffy, che gli procurarono danni permanenti ad un occhio.Nel 1936 entrò a far parte delle Brigate Internazionali; in seno alla Colonna Connolly lottò contro il fascismo di Franco in Spagna facendo tesoro delle competenze paramilitari apprese nel periodo di militanza nell’IRA.Fu catturato e imprigionato in un campo di concentramento, prima di essere rilasciato nel 1939 nell’ambito di uno scambio di prigionieri.Sotto il franchismo, tornò in Spagna frequentemente per contribuire, nella clandestinità, ad aiutare il movimento anti-fascista che combatteva contro la dittatura.Comunista per tutta la vita, egli trascorse gli ultimi anni viaggiando intensamente per tutta l’Europa intervenendo nel corso di incontri e conferenze.In uno di questi incontri, il 4 agosto 2007 a Belfast, ero presente anch’io. Da qualche parte ho ritrovato il testo del suo intervento che riporto tradotto fedelmente in italiano, dal momento che le sue parole raccontano la sua storia meglio di come chiunque altro potrebbe raccontarla.

«Sono un ex-membro della Brigata di Dublino dell’IRA. Sono nato nel 1916, nella parte nord del centro di Dublino. All’età di cinque anni sono stato messo in orfanotrofio nella contea di Wicklow, con mia sorella, e ho lì ho trascorso 8 anni lavorando nelle fattorie e studiando per un periodo molto limitato dalle monache. Esse sono state la mia prima vera esperienza di oppressione.

Da adolescente sono entrato nell’IRA dove sono stato addestrato da Kit Conway, un veterano della guerra d’Indipendenza e della guerra civile. Nel 1934 con Peadar O’DonnellFrank Ryan e Kit, io e molti altri volontari abbiamo lasciato l’IRA per istituire il Congresso Repubblicano.

Sapevamo che era giunto il momento in cui la lotta non era più soltanto una questione di “nazionalismo”, ma sarebbe dovuta essere orientata contro l’oppressione e l’ingiustizia. Eravamo ancora repubblicani, ma eravamo diventati anche socialisti rivoluzionari.

La linea che abbiamo sviluppato prevedeva l’organizzazione di scioperi a sostegno del riconoscimento dei Sindacati, la lotta contro gli sfratti degli inquilini delle baraccopoli, così come abbiamo combattuto nelle strade le Blueshirts, e contro l’implementazione di politiche di estrema destra durante la crisi economica degli anni trenta.

Nel portare avanti queste battaglie abbiamo dovuto formare coalizioni con altri grandi gruppi, diversi da noi in passato, ma che avevano iniziato a condividere i nostri obiettivi – la lotta contro la crescente ondata di fascismo e per la giustizia sociale nel nostro paese.
Se fossimo rimasti nell’IRA saremmo dovuti restare semplicemente nazionalisti, come molti dei padroni a cui ci opponevamo (n.d.r. Ciò era sicuramente vero per gli anni trenta. Il “fenomeno” è descritto abbastanza fedelmente e con grande sapienza artistica dal registra britannico Ken Loach nel film “Il vento che accarezza l’erba”,  palma d’oro al Festival di Cannes nel 2006. Tuttavia quest’analisi non sembra corretta se ci si riferisce ad un periodo più recente – a far data dalla fine degli anni sessanta ai giorni nostri – dal momento che risulta chiara l’identità socialista e rivoluzionaria della formazione paramilitare repubblicana irlandese). La nostra battaglia politica era invece per i disoccupati, i lavoratori, i piccoli agricoltori e le famiglie sfrattate.

Nel 1936 ci siamo resi conto che la lotta veniva combattuta anche al di fuori dell’Irlanda, a volte ancora più brutalmente e con maggiori conseguenze, soprattutto in Spagna. Questo è ciò che ha portato me e i miei ex-compagni dell’IRA ad aderire alle Brigate Internazionali.
Ci siamo uniti a volontari provenienti da 53 paesi. Uno dei nostri slogan era: “Le bombe su Madrid significano bombe su Londra”, e questo in seguito si è rivelato fin troppo vero, anche a Belfast e Dublino. Dopo il tradimento della Repubblica spagnola messo in atto dal Governo Tory della Gran Bretagna, insieme con i loro alleati francesi e americani, Franco, Hitler e Mussolini, hanno vinto in Spagna.

Avevamo combattuto in Spagna per impedire che la Seconda Guerra Mondiale avesse inizio. Eravamo andati li a a combattere per la nostra visione del futuro, per un mondo dove tutti possano vivere in fraternità e in armonia con il nostro ambiente, e non per un mondo basato sull’oppressione e lo sfruttamento, che sono essenziali per il capitalismo.
Guardando il mondo di oggi, mi chiedo: i miei compagni hanno sacrificato la loro vita invano? Oggi la Spagna ha un governo democratico, ma è venuto dopo 40 anni di dittatura franchista.

Dalla fine della guerra civile terminata nel 1939, il mondo ha assistito ad omicidi di massa in Europa, in America Latina e in Asia. Si vede ora l’imperialismo in Iraq e il genocidio in Sudan, mentre armi sempre più potenti sono in fase di sviluppo.

I nostri diritti e le nostre libertà sono oggi, più che mai, controllate e conculcate dall’alto; mentre l’amministrazione della giustizia è compromessa dall’internamento senza processo, dalla tortura attuata dalle “democrazie”: tutto ciò viene fatto in nome nostro.

Franco e Hitler possono essere morti, ma il fascismo è stato sconfitto?
Ora indossano abiti anziché uniformi, invece di colpire i simboli utilizzano le relazioni pubbliche, invece di discorsi razzisti parlano la lingua della democrazia ed utilizzano la religione.

Ma non illudiamoci: il fascismo è oggi presente nelle istituzioni del potere, così chiedo ancora: i miei compagni sono morti invano?

La grande crisi ed il disastro ambientale di oggi non possono essere risolti dal capitalismo, perché il capitalismo è la loro causa. La visione di un mondo in cui noi tutti viviamo in fraternità e in armonia con l’ambiente sembra più lontano che mai, mentre la globalizzazione fiorisce.

La globalizzazione è, in tutto il mondo, il trionfo del danaro sui lavoratori sindacalizzati, la fine dei diritti conquistati negli anni dalle nostre democrazie. Fascismo significa dunque, come sempre, che i ricchi utilizzano i più poveri per distruggere la classe operaia organizzata.

Se voi, la futura generazione, non farete nulla, allora il fascismo – crudo capitalismo – trionferà, e l’umanità dovrà affrontare il disastro, ed allora i miei compagni saranno morti invano. Spetta a voi di lottare per un mondo diverso, senza dimenticare che state lottando per un ideale.

Anche se a volte dobbiamo difenderci con le armi, esse non possono imporre un ideale. Oggi le quattro armi della vittoria di sono: istruzione, organizzazione, disobbedienza civile e unità.
L’unità di tutti coloro che condividono l’odio del fascismo e una passione per un mondo migliore è essenziale per il successo. Se dobbiamo andare avanti al ritmo del più lento, allora cerchiamo di essere pazienti. Ma dobbiamo muoverci insieme. La posta in gioco è il futuro di noi tutti.
Queste sono le lezioni che ho imparato dalla mia vita di lotta, che vorrei trasmettere a voi. Lottare per la più nobile delle cause, la liberazione dell’uomo. Allora i nostri compagni non saranno morti invano, ma saranno la nostra ispirazione. Insieme a combattere!
VIVA LA REPUBLICA!»

Bibliografia:

 

B. Doyle-H.P. Owens, Brigadista: An Irishman’s Fight Against Fascism, Paperback

 
 

Il video che segue propone una canzone di Christy Moore intitolata “Viva la Quince Brigada” (eseguita dal vivo al Barrowlands di Glasgow), scritta per celebrare tutti gli irlandesi hanno combattuto in Spagna contro Franco e i fascisti e che si vuole dedicare alla memoria di Bob. E’ possibile scaricare l’allegato con il testo originale e la traduzione in italiano.

 

VIVA LA QUINCE BRIGADA (testo originale e traduzione)

 
 

 

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