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CORTE COSTITUZIONALE, SALVACI TU!

Scritto da: Giuseppe Leotta il 02/05/2009 alle ore 17:10, nella categoria Editoriale

Il Presidente della Corte Costituzionale Francesco Amirante ha fissato l'udienza del 23 giugno 2009 per la discussione di numerose questioni di legittimità costituzionale della nuova normativa sul lavoro precario introdotta con la legge n. 133 del 6 agosto 2008. Relatore è stato nominato il Giudice Luigi Mazzella.

All'udienza del 23 giugno 2009 p.v. la Corte Costituzionale esaminerà numerose questioni di legittimità costituzionale in relazione alla nuova normativa sul lavoro a termine introdotta con la legge n. 133 del 6 agosto 2008 che ha introdotto, tra l’altro, l’art. 4 bis del D.Lgs 368/2001 che così recita: «Con riferimento ai soli giudizi in corso alla data di entrata in vigore della presente disposizione, e fatte salve le sentenze passate in giudicato, in caso di violazione delle disposizioni di cui agli articoli 1, 2 e 4, il datore di lavoro è tenuto unicamente a indennizzare il prestatore di lavoro con un'indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di sei mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell'articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni».

Il Ministro Sacconi, convinto “ispiratore” della norma, ha più volte dichiarato che l’intenzione era quella di porre un freno al contenzioso, di dimensioni “bibliche”, avviato nei confronti delle Poste Italiane.

Tale contenzioso era (ed è tuttora) evidentemente  finalizzato a far dichiarare illegittimo il termine apposto ai contratti di lavoro stipulati da quell’Ente, con l’ulteriore conseguenza di considerarli a tempo indeterminato. In parole povere se il lavoratore vince la causa, il rapporto di lavoro con le Poste si considera a tempo indeterminato: l’agognato posto “fisso” per la vita!

Il “comma Sacconi” vuole evitare proprio questo e cioè che, nell’ipotesi in cui il lavoratore dovesse vincere la causa, il rapporto di lavoro si trasformi da tempo determinato a tempo indeterminato. Al lavoratore vincitore sarà dovuto soltanto qualche spicciolo (pari ad una cifra compresa fra le 2,5 e le 6 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto), ma giammai egli potrà ottenere la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato.

E fin qui, mi si può dire, il Legislatore ha operato una scelta: criticabile quanto si vuole, ma pur sempre legittima. In effetti è così: scelta becera ed incivile per quanto mi consta, ma pur sempre giuridicamente legittima.

Se così è, dove sta allora il problema? È presto detto: la norma pretende di applicarsi ai contenziosi pendenti ed iniziati sotto la vigenza della norma precedente (che prevedeva, per l’appunto, la trasformazione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato).
Ora mi chiedo e vi chiedo: è mai possibile in un paese civile e democratico, non in una repubblica (il minuscolo è voluto) delle banane, che le “regole del gioco” si cambino a partita iniziata?

Purtroppo il nostro Paese è ormai alla deriva (non solo giuridica ma, in primis, politica), in stato avanzato di decomposizione. È mai possibile che ad un Ministro venga in mente una “roba” del genere e che il Parlamento la approvi supinamente?

Se questa è la strada imboccata, quale sarà il punto d’approdo?
Studieranno ancora i nostri giovani universitari diritto del lavoro oppure questa materia sarà espunta dal piano di studi per far posto al “diritto dell’impresa di fare ciò che vuole”?
Attesa l’inettitudine di gran parte della classe politica, soprattutto di quella all’opposizione, toccherà alla Corte Costituzionale salvare il diritto del lavoro.
Se, come traspare, ho perso la speranza che i nostri politici sapranno redimersi, non ho il minimo dubbio che i Giudici della Consulta sapranno, ancora una volta, far trionfare i valori solennemente sanciti in seno alla Carta costituzionale.
Ad ogni buon conto, chi vivrà vedrà!

Giuseppe Leotta

AGGIORNAMENTO: LA CORTE COSTITUZIONALE HA DICHIARATO ILLEGITTIMO L'ART. 4 BIS  del D.lgs. 368/2001 CON LA SENTENZA 214 DELL'8 LUGLIO 2009.

Discussione: 2 commenti

Scritto da: antonio il 24/06/2009 alle ore 18:53

gentile avvocato leotta cortesemente potrei sapere quanto tempo impiega la corte costituzionale a decidere sulla discussione del 23 giugno per quanto riguarda la legge 133 del 2008? Volevo sapere inoltre io personalmente non ero un dipendente postale ma un dipendente fiat e questa legge purtroppo ha colpito anche me! ma non era stata fatta esclusivamente per i dipendenti postali? in attesa di una vostra risposta colgo l'occasione per porgervi distinti saluti e le auguro un buon lavoro

Scritto da: NICOLO' il 30/05/2009 alle ore 18:08

LA NORMA E' PALESEMENTE INCOSTITUZIONALE. PURTROPPO, TEMO CHE, LA CORTE COSTITUZIONALE NON SI ESPRIMA, MA APPLICHI SEMPLICEMENTE LA LEGGE SUI DIRITTI DELL'UOMO, CHE GIA' OGGI PUO' ESSERE APPLICATA DAI GIUDICI NEI VARI PROCEDIMENTI PENDENTI. RAGION VUOLE CHE, IL PROBLEMA E' SOLAMENTE POLITICO, E DUBITO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE DETTI UNA SENTENZA, SEPPUR GIUSTA, CHE SAREBBE UNA BOMBA PER QUESTO GOVERNO, CHE SI DEVE DIRE, SINORA NON HA FATTO NULLA IN TEMA DEL LAVORO, E CIO' PROPRIO PERCHE' TALE QUESTO GOVERNO STA ASPETTANDO LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE. IL PROBLEMA E' COMPLESSO: SARA' UN VERO MIRACOLO SE LA CORTE COSTITUZIONALE SE NE INFISCHIA DEL POLITICO, E RITIENE INCOSTITUZIONALE, COME INFATTI E', TALE DECRETO LEGGE N. 133/08 ART. 21. AUGURO A TUTTI I COLLEGHI RICORSISTI LAVORATORI CTD DI POSTE ITALIANE SPA , CHE QUESTO GOVERNO SI PRENDA UNA BELLA BATOSTA, E LA SMETTA DI SBRUFFONARE SULLA PELLE DEI LAVORATORI. L'INDENNIZZO DA 2,5 A 6 MENSILITA' SE LO PRENDANO LORO, IN PRIMIS SACCONI E MICHELON (CONSIGLIERE DI POSTE ITALIANE SPA CHE HA VOLUTO A TUTTI I COSTI TALE NORMA-SCEMPIO) , E POI MI VENGANO A DIRE COME FAREBBERO A CAMPARE. L'ITALIA ORMAI E' ALLA DERIVA, CHE CI SALVI LA CORTE COSTITUZIONALE DA QUESTI GOVERNANTI INCOMPETENTI, CHE GIOCANO SULLA PELLE DEI LAVORATORI CHE DA ANNI ATTENDONO NEI VARI TRIBUNALI DI ESSERE RE-INSERITI A LAVORO, E CIO' PERCHE' I TRIBUNALI SONO INTASATI DI CAUSE (VEDI IL TRIBUNALE DI BARI AD ESEMPIO, SEZIONE LAVORO, E' PIENO DI CAUSE MENTRE I GIUDICI SONO POCHI). GIOVANI 18ENNI, SE POTETE, SCAPPATE DALL'ITALIA, RE SILVIO (IL NUOVO MUSSOLINI ITALIANO) NON LO SPODESTA ORMAI PIU' NESSUNO! firmato un precario I N C A Z Z A T I S S S S S S S I M O !!!!!!!!!

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