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LA FINESTRA CHIUSA OVVERO "A PROPOSITO DI STALKING"

Scritto da: Dott. Antonio De Filippo (Docente di Psicologia della sicurezza presso l'Università di Castel S. Angelo - Roma) il 23/03/2009 alle ore 08:40, nella categoria News

Continua l'approfondimento in tema di "stalking". Dopo il post della Dott.ssa Cimaglia in cui veniva brevemente illustrato il contenuto di un recente disegno di legge, ci è sembrato opportuno approfondire questo sgradevole "fenomeno" dal punto di vista tecnico-scientifico.

Voglio se posso odiarti e se non posso per sempre amarti
Ovidio
 

 

Il termine inglese “stalking”, traducibile in italiano gergale nell’espressione “fare la posta”, comprende un insieme di comportamenti tramite cui un soggetto, detto “stalker”, tormenta una vittima, generalmente una persona con la quale desidererebbe intraprendere, rendere intima o riallacciare una relazione, manifestando sentimenti ed attenzioni non ricambiati, attraverso intrusioni e comunicazioni invadenti ed indesiderate, tali da provocare angoscia, paura ed insicurezza..
La letteratura scientifica sull’argomento, relativamente recente in quanto risalente agli ultimi dieci anni, inserisce nell’ambito dello stalking azioni molto diversificate tra loro quali molestie, minacce, appostamenti e pedinamenti, lettere, telefonate, sms e mail incessanti, ma anche regali, ripetuti e sgraditi,  modi di fare che necessitano, parallelamente, di un’attenzione sia legale che clinica.
Proprio l’aspetto psicopatologico dello stalker, definito da Meloy e collaboratori (1998) “inseguitore ossessivo”, rischia di essere un elemento transnosografico, ovvero di difficile diagnosi, in quanto il comportamento di tali soggetti è disomogeneo e può dispiegarsi lungo il perimetro di azioni accettate socialmente quali il voler ristabilire un rapporto con l’ex partner, la gelosia agita, l’attaccamento idealizzato del fan con il proprio divo fino ad arrivare alla relazione transferale tra paziente e terapeuta.
Galeazzi e Curci (2001) hanno cercato di far chiarezza su queste problematiche distinguendo gli aspetti non patologici connessi ad un bisogno, sia pur incessante, di contatto affettivo, da ciò che invece rappresenta il quadro nosografico dello stalking, definendo la “sindrome del molestatore assillante” e le componenti necessarie per un suo riconoscimento.
I tre elementi che devono essere compresenti affinché si possa parlare di stalking sono così descrivibili:
• Un molestatore che agisce nei confronti di una vittima che polarizza la sua attenzione e verso la quale esiste un forte investimento ideativo e libidico, sulla base di una relazione reale, parzialmente o totalmente immaginata.
• Una serie di comportamenti basati su comunicazioni e contatti diretti o indiretti, aventi il carattere  dell’intrusività, dell’insistenza e, soprattutto, della ripetitività ossessiva.
• Un vissuto psicologico angoscioso della vittima, definita anche “stalking victim”, in risposta alla coazione comportamentale del molestatore, con una crescente preoccupazione derivante dalla violazione del proprio spazio vitale, unita alla paura per la propria incolumità.

Definiti gli elementi strutturali dello stalking passiamo ora a tipizzarne le componenti persecutorie.  Mullen & coll. (2000) riconoscono due categorie comportamentali:

• Le comunicazioni intrusive incentrate sul bisogno dello stalker di ossessionare la vittima con messaggi sulle proprie emozioni e sui propri sentimenti di amore, odio, rancore oltre che sui desideri sessuali, di rivalsa e di vendetta. Gli strumenti di questa tipologia di comportamenti sono in primis il telefono ma si può arrivare anche ai graffiti sotto casa della vittima.
• I contatti, sia attraverso forme di controllo diretto, quali il pedinamento o l’appostamento presso l’abitazione o il luogo di lavoro della vittima, sia mediante visite improvvise, irruzioni, minacce dirette ed aggressioni.

Ovviamente, tali modalità comunicative, si presentano spesso in forme miste, sulla base anche dell’evoluzione della relazione aggressore-vittima ma mutano anche in conseguenza di specifici contesti culturali e sociali. E’ indubbio che, negli ultimi mesi, la soglia  di allarme diffuso rispetto a fenomeni quali il bullismo, il mobbing ed appunto lo stalking sia particolarmente cresciuta. Ciò è in parte conseguenza della crescente attenzione mass mediatica  verso  temi di cronaca piuttosto che verso inchieste ed approfondimenti giornalistici; si tratta di una tendenza storicamente ricorrente operazione nei periodi di forte depressone economica (P.Panaraese 2008) laddove l’insicurezza diffusa necessita di essere canalizzata su temi maggiormente unificanti, attraverso la spettacolarizzazione di singoli episodi di violenza e la creazione di categorie definite a forte indice di pericolosità sociale (i bulli, i pedofili, le baby gang, le prostitute, i rumeni, i rom, ecc.). D’altra parte il dibattito sullo stalking e le conseguenti misure legislative, volte a sanzionarne penalmente le sue manifestazioni, rappresentano un ulteriore tassello all’interno delle cosiddette politiche per la sicurezza che mirano a colpire singoli episodi di violenza urbana,  raccogliendo facili consensi e dando alla cittadinanza la sensazione che gli amministratori riescono a governare il territorio, piuttosto che adoperarsi nell’elaborare strategie volte a debellare la criminalità organizzata. Inoltre, a proposito dello stalking, c’è un altro aspetto che è importante sottolineare: la percezione collettiva che si ha dello stalker, ovvero del persecutore, ne caratterizza i tratti come maschio, persecutore di una donna, pericoloso sessualmente ma estraneo all’ambiente strettamente familiare. Tutto ciò stride con le statistiche del Tribunale dei minori che denunciano come circa il 90% degli abusi sessuali e dei maltrattamenti su donne e bambini avvengano all’interno dell’ambiente familiare. In questo senso lo stalking connota tali soprusi in modo più sfumato, diluendo il senso di colpa relativo alla violenza connessa con l’incesto, spostando il male ed i colpevoli all’esterno della “sacra” famiglia.
Tuttavia, pur nel rispetto delle considerazioni precedenti, non si può certo ignorare il fenomeno né sottovalutarne la gravità ed occorre quindi proseguirne in modo mirato il suo studio.
In questo senso, approfondendo l’esame della letteratura scientifica a riguardo, sono stati finora distinte 5 diverse tipologie di stalker che di seguito riassumiamo:
• La prima tipologia è costituta dal cosiddetto “risentito”. Si tratta di un soggetto mosso da desiderio di vendetta nei confronti della vittima, convinto di essere nel giusto e per questo per nulla consapevole del danno psicologico che egli arreca all’altro con le proprie azioni persecutorie. La vittima viene dapprima demonizzata per poi meritare di essere punita dal “gran vendicatore”. Particolarmente insidioso è quindi lo scarso esame di realtà che questo soggetto mostra di possedere, caratteristica che può renderlo molto pericoloso in un crescendo di comportamenti violenti
• La seconda tipologia di stalker è rappresentata dal “bisognoso d’affetto” dove centrale appare la ricerca ininterrotta di relazioni intense di amicizia o di amore. Talvolta i comportamenti di tali soggetti possono essere addirittura alimentati dal rifiuto della vittima in quanto lo stalker ritiene che nel profondo del suo animo la persona oggetto delle sue attenzioni nutra gli stessi sentimenti ma abbia difficoltà a manifestarli. La strategia di tale stalker mira quindi all’attesa della definitiva conquista, conseguenza di un cedimento certo.
• Il terzo tipo di stalker vede protagonista il cosiddetto “corteggiatore incompetente” che non riesce ad elaborare una strategia adeguata di contatto con la persona oggetto del suo interesse, spesso appena conosciuta. Il suo comportamento è caratterizzato da avances opprimenti, esplicite, che possono evolvere in insulti, aggressioni verbali e manesche. Non di rado le vittime possono essere persone presentate da amici così come donne che utilizzano ogni giorno gli stessi mezzi di trasporto dello stalker.
• La quarta categoria di stalker comprende il “respinto”. Può trattarsi sia di un ex partner ossessionato dal rifiuto subito con l’interruzione del rapporto, e quindi coincidere con la tipologia del “risentito”,  sia di un pretendente le cui attenzioni non sono state mai accettate dalla vittima. Il respinto è spesso consapevole che aggressioni, minacce, appostamenti e pedinamenti messi in atto, non fanno altro che accrescere l’altrui rifiuto ma, nonostante tutto, non accenna a desistere dal suo comportamento. Di fatto è come se nel molestare per poi provocare un rifiuto lo stalker trovasse comunque la costruzione o la prosecuzione del rapporto con la persona desiderata. Nel suo caso possiamo dire che egli, piuttosto che dover subire l’assenza di un rapporto, non rinuncia all’oggetto amato sia pure attraverso l’odio attivato dal comportamento persecutorio.
• L’ultimo tipo di stalker è costituito dal “predatore” il cui interesse verso la vittima è soprattutto sessuale. Il suo comportamento è incentrato essenzialmente nel pedinare, inseguire, spaventare la vittima provando piacere nel percepirne il sentimento di paura. All’interno di questa categoria appartengono quei soggetti maggiormente a rischio di essere o diventare pedofili.

Per quanto sia difficile fare riferimento a statistiche attendibili, soprattutto tenendo conto che moltissimi episodi di stalking restano sommersi, gli studi sociologici sull’argomento concordano nell’individuare tra le vittime la netta prevalenza di donne tra i 18 ed i 24 anni. Tuttavia, laddove lo stalker, risulta essere un ex partner il target di età delle vittime diviene statisticamente significativo tra i 35 ed 44 anni, se non altro perché in questo range sono più frequenti separazioni e divorzi. Segnaliamo, inoltre, che esiste una categoria sociale a rischio di stalking ed è rappresentata da coloro che esercitano professioni d’aiuto: medici, psicologi, psichiatri, assistenti sociali. In questo caso, ci troviamo di fronte a pazienti-aggressori incapaci di accettare la dimensione professionale del rapporto terapeutico, che proiettano su chi li ha in cura le aspettative di attenzione e di amore spesso disilluse dai loro genitori.
Lo stalking si colloca quindi all’interno di quelle che possiamo definire problematiche di attaccamento, dinamiche che coinvolgono non soltanto l’aggressore ma anche la vittima in quello che diviene un rapporto circolare di tipo sadomasochistico. In alcuni casi, infatti, la vittima può inconsciamente alimentare il comportamento persecutorio dello stalker accettandone talvolta regali, rispondendo a messaggi, alternando, con scarsi risultati, atteggiamenti buonisti di dialogo a diffide verbali e minacce di denunce. Talvolta la persecuzione ossessiva dello stalker collude psicologicamente con una carenza affettiva  ed una condizione di solitudine della vittima, costretta drammaticamente ad accettare un sentimento patologico da cui fuggire, ma che, paradossalmente, ne riduce l’isolamento. Altre volte, infine, i conflitti precedenti e conseguenti ad una separazione coniugale possono sfociare in uno stalking alimentato da entrambe le parti, dove la vittima, pur colpita, gode tacitamente nel vedere “uscir fuori di senno” l’ex partner un tempo amato ed ora trasformato in aggressore.
E’ evidente quindi che ogni singolo caso di stalking va inquadrato alla luce di un’analisi di tipo psicologico relazionale che esamini gli eventuali elementi patologici dello stalker, le risposte comunicative della vittima, le dinamiche affettive e la storia, quando esiste, del rapporto. Certo, questo tipo di analisi va fatta prima che lo stalking, già ricco di elementi violenti, evolva tragicamente in modo distruttivo; soprattutto, occorre intervenire con tutti gli strumenti necessari, legali, psicologici, assistenziali, per tutelare la vittima, non soltanto nella fase massima della persecuzione ma fin quando non ne abbia superato i danni.
Una domanda però ci assale al termine di queste riflessioni ed è associata alla storia di un bellissimo film di Giuseppe Tornatore, “Nuovo cinema Paradiso” peraltro premiato con l’Oscar nel 1988.
La storia, per quel ci riguarda, narra dell’amore di Salvatore per Elena, una ragazza siciliana bellissima che però a lungo respinge l’ardente e desideroso innamorato.
Salvatore comunque è certo del cedimento di Elena: l’ha idealizzata ed è convinto che alla fine, dinanzi a tanto amore, ella non potrà che cedere. Per cogliere questo momento Salvatore si apposta per 99 notti sotto la finestra di Elena, sempre chiusa, incurante finanche di pioggia e freddo. Alla fine, nella centesima notte, arriva il segnale sperato: Elena apre la finestra e con essa il suo cuore a Salvatore.
Ma qualcuno, è questa la domanda, le avrà spiegato che Salvatore era uno stalker?
 

Dott. Antonio De Filippo
Docente di Psicologia della sicurezza presso l'Università di Castel S. Angelo - Roma
Presidente de "La Maieutica"
www.lamaieutica.it
 



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